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Perché iniziare a praticare Pole dance?

Perché iniziare a praticare Pole dance?

Lo abbiamo chiesto a Veronica Tromba, insegnante Pole dance Base a School of Art®

La “chiamata” per lei è avvenuta nel 2016, mentre si trovava a Lugano, in Svizzera. Da quel momento tra Veronica e la Pole dance è stato amore puro. Lei è Veronica Tromba, varesina di nascita ed, attualmente, residente a Verona dove insegna Pole dance Base presso School of Art®, importante centro sportivo nato ormai dieci anni fa nel territorio di Colognola ai Colli.

“Nel 2018 – racconta la ventottenne – ho deciso di buttarmi e di provare ad insegnare: volevo condividere in modo costruttivo questa passione. Ho conseguito il diploma di insegnate di primo livello con la docente Chiara Key, a Padova. Da settembre 2018, poi, ho iniziato ad insegnare ai corsi Base presso School of Art® dove quest’anno seguo i corsi di Base I e Base II, ovvero quelli dedicati a chi pratica la disciplina da un anno”.

Grande responsabilità, insegnare proprio Pole dance Base: perché iniziare a praticare Pole dance?

Essendo la Pole dance ancora una disciplina di nicchia, ciò che spinge le donne a provare è proprio la curiosità. Spesso le ragazze che arrivano in sala dicono di essere annoiate dalla palestra e cercano la novità, più raramente, ma è un trend in aumento, sono spinte da conoscenti o amiche che la praticano e che, di conseguenza, la consigliano.

Veronica TrombaQuali le maggiori difficoltà che incontra una neofita, che magari sono motivo di scoraggiamento o abbandono della disciplina?

Le frasi che sento più spesso sono: “Non ho la forza nelle braccia”, “Non riuscirò mai a tirarmi su”, “Ci vuole troppa forza”… Le prime difficoltà si incontrano proprio con le iniziali figure di forza, quando si inizia a sollevare il proprio corpo diminuendo i punti di contatto/appoggio. Le prime inversioni al palo, poi, sono spesso motivo di scoraggiamento: con l’inversione la poledancer è a testa in giù sul palo.

Quindi, come “fidelizzi”/incoraggi le tue allieve?

La cosa divertente è proprio questa: spesso dopo le prime lezioni le ragazze vedono già dei progressi. La mia spinta motivazionale è sempre al 100%, ma le vere motivatrici sono loro stesse. Qui il bello della Pole dance: questa disciplina ti spinge a dare sempre di più, diventando, di fatto, una sfida con se stessi.

Molto spesso l’incoraggiamento arriva anche dalle altre poledancer: le classi diventano una sorta di famiglia, dove ci si aiuta a vicenda e dove la competizione sana spinge a dare il massimo.

Dal punto di vista tecnico, quando una ragazza ha delle difficoltà nell’esecuzione di una figura, studio dei movimenti propedeutici per il raggiungimento dell’obiettivo e cerco sempre delle alternative semplificate: è importante per un’insegnante dare sempre delle esecuzioni alternative.

Come si svolge una tua lezione di Pole dance base?

Il corso che ho conseguito per diventare un’insegnante mi ha dato una buonissima preparazione. Soprattutto nel primo anno di pratica tendo a dare moltissima importanza al riscaldamento.

Le lezioni, della durata di 1 ora e 15 minuti, si svolgono come segue:

1) Warm up: fase cardio per alzare la temperatura corporea in modo che il nostro corpo produca il liquido sinoviale che lubrifica le articolazioni. Il Warm up consiste in una corsetta con esercizi e salti alternati o in un riscaldamento con Tabata (un tipo di allenamento che alterna 20 secondi di esercizio, seguiti da 10 secondi di pausa, per 8 volte).
2) Potenziamento: la fase di potenziamento considera tutta la muscolatura e prepara il corpo allo sforzo: squat, affondi e slanci per gambe e glutei, esercizi mirati con gli elastici al palo per lo sviluppo della muscolatura di braccia e spalle e, infine, gli addominali.
3) Stretching iniziale: in questa fase andiamo ad allungare la schiena, le spalle e le gambe. Preferisco uno stretching dinamico, più utile per questa disciplina. La durata di questa fase dipende dalla figura che andrò ad insegnare.
4) Esecuzione delle figure al palo: seguo i livelli del Pole Passport per avere una linea generale. Spesso mi lascio anche ispirare da video a figure che vedo su Instagram o insegno ciò che imparo durante i miei allenamenti semplificandolo. Una volta al mese faccio lezione di sola coreografia per aiutare la coordinazione.
5) Stretching finale: andiamo a rilassare le parti del corpo messe sotto sforzo durante l’allenamento con particolare attenzione a collo, spalle, braccia e polsi.

Tutto questo si svolge con una particolare attenzione alla sicurezza: si tratta di una disciplina che ha chiaramente dei rischi. Invito sempre le mie ragazze ad eseguire movimenti controllati, ad usare i tappetoni e ad allenare il corpo da entrambi i lati, provando a eseguire le figure anche dalla parte più “debole”.

Cosa ci si può legittimamente aspettare dopo una stagione di pratica costante della Pole dance a livello fisico e mentale?

Dopo i primi tre mesi di allenamento costante il corpo inizia a cambiare: diventa più tonico e, soprattutto all’inizio, si sviluppa e si rinforza la muscolatura della parte superiore.

Il cambiamento non è però solo a livello fisico, ma anche a livello mentale. Se alla prima lezione le ragazze sono timorose e tendono a tenere leggings e canottiere, dopo poco iniziano a prendere più consapevolezza del proprio corpo, si sentono a loro agio e “diminuiscono lo strato di vestiti”. Ciò che infatti aiuta a stare sul palo è proprio la pelle. Consiglio questa disciplina soprattutto alle persone più introverse. La Pole dance aiuta il corpo e l’autostima.

Quali altre discipline fisiche possono essere funzionali alla pratica della Pole dance?

Dal punto di vista della forza sicuramente un allenamento di Pole dance abbinato ad un corso fitness può dare ottimi risultati: un esempio sono i corsi di functional training e G.A.G. Dal punto di vista della flessibilità sono ottimi i corsi di Flex o Yoga. Per la coordinazione, infine, mi sento di consigliare qualsiasi corso di Danza.